La custode del fuoco sacro (primo episodio di un mio racconto)

fuoco

La custode del fuoco sacro”

Parte prima:

Il deserto bianco”

Dalla guglia più alta del palazzo di vetro, la vista è spettacolare: un’enorme distesa di ghiaccio che, lungo la linea dell’orizzonte, si dissolve in morbide curve nel bianco lattiginoso del cielo.
Non so per quale motivo io ne subisca irrimediabilmente il fascino.
Per tutti, 
quasi tutti, è solo il Grande Deserto Freddo, la prigione invalicabile che circonda Asgardh, il nostro piccolo mondo, isolandoci in una stretta mortale.

Sono pochi i temerari che hanno avuto il coraggio di affrontare una spedizione suicida attraverso le dune ghiacciate, nel corso dei secoli.

Uno solo è riuscito a tornare. Mio padre.

E’ tornato 12 anni fa. Senza più una moglie, logorata dal dolore durante la sua lunga assenza. Senza i suoi sei compagni, morti tutti assiderati durante il viaggio di ritorno. E senza le dita della mano destra. Ma con un monito per tutti: là fuori non è possibile sopravvivere per gli esseri umani, perché il deserto davvero non ha fine.

Per quanto fossi solo una bambina, ricordo ancora la voce di mia madre narrarmi storie antiche sul nostro meraviglioso pianeta. Questo, prima di spegnersi lentamente, consumata nel corpo e nello spirito da un terribile male oscuro. “Syn”, mi diceva, “oggi la Terra è una gigantesca palla di neve e Asgardh è solo un’oasi di vita all’interno di un deserto bianco senza confini. Ma un tempo, secoli e secoli fa, il nostro pianeta era un mondo rigoglioso, colorato e pieno di vita. C’erano montagne gigantesche, innevate solo sulle vette più alte, e dolci colline e pianure verdeggianti attraversate da ruscelli; ma lo spettacolo più straordinario di tutti erano le immense distese di acqua, solcate da incredibili case galleggianti. E terra e mari e cielo brulicavano di vita animale e vegetale. C’erano stagioni diverse, che si alternavano portando pioggia, caldo, temperature più miti e ogni tanto neve. L’uomo possedeva due grandi poteri, chiamati scienza e tecnologia, che erano alla portata di tutti; e godeva di tesori inestimabili, estratti dalle profondità del suolo, che gli garantivano energie indispensabili per il progresso”.

Io mi lasciavo incantare dai suoi racconti e, cullata dalla sua voce, mi addormentavo sognando mondi fantastici, colorati e pieni di vita.

Il risveglio è stato brusco, dopo la scomparsa della mamma: un giorno ha ceduto definitivamente al male che la consumava, si è spinta fuori, nel grande deserto bianco, e non è più rientrata viva. Si è lasciata morire di freddo.

Oggi, nell’anno 3492, sono costretta ad accettare che la Terra sia un pianeta destinato all’estinzione.
Solo il nostro regno, con poco più di 530.000 anime, è sopravvissuto a quell’ondata eccezionale di gelo, chiamata il Lungo Inverno. Qui l’uomo – abbandonate scienza e tecnologia, ormai inutili e desuete – è riuscito a resistere alle asperità meteorologiche di un clima completamente degenerato, solo affidandosi alle forze occulte dei nostri sacerdoti mistici. Sono loro i
sacri custodi delle arti magiche più potenti, ed operano, indiscussi, di generazione in generazione, all’interno delle mura della nostra città.
Fuori solo ghiaccio, qualche raro esemplare di selvaggina che si è adattato alle temperature più estreme, ma soprattutto gigantesche skyrim* affamate, dai lunghi denti a sciabola.
 Oltre che morte per ipotermia, praticamente garantita.

Ma io non riesco proprio a rassegnarmi. E nemmeno Balder.
Noi due non resistiamo a lungo, chiusi tra le mura apparentemente salvifiche di questa città sacra. Ci sentiamo quasi soffocare, qui dentro.
Quello che ci attira fuori è un richiamo potente: uscendo, rischiamo la vita. Sempre. Ma lo facciamo immancabilmente uno al fianco dell’altra, seguendo quello che sappiamo essere un impulso irrazionale estremamente pericoloso. Un impulso che, finora, né io né lui siamo stati in grado di ignorare.

Finora.
Perché, oggi, per la prima volta, Balder è uscito a caccia senza di me.

Una mano sul cuore e l’altra tesa a sfiorare delicatamente la mia, mi ha promesso che sarebbe tornato. “Te lo giuro sul Sacro Albero della Vita”- mi ha assicurato solennemente, ostentando falsa tranquillità, con quel sorriso sghembo sempre in bilico sul suo viso e pronto a trasformarsi all’improvviso in una smorfia triste. “Sarò qui, mia piccola, dolce pulce, ben prima che tu riesca a scorgere le ombre della sera cavalcare le bianche distese ad est.”

Era irrequieto, in realtà. Molto più del solito. E io scalpitavo, seguendolo passo passo mentre si preparava ad uscire da solo per affrontare ancora una volta la morsa del freddo, presa dal desiderio irrefrenabile di affiancarmi a lui, ma fin troppo consapevole di non avere scelta. Non ho avuto il coraggio di chiedergli di restare: non ne avevo il diritto. Non sono riuscita neanche a prendermela, come faccio di solito, per quel brutto nomignolo scherzoso che mi aveva affibbiato quando eravamo solo due marmocchi. Anzi, avrei voluto davvero essere un’esserino tanto piccolo da potersi nascondere comodamente in una tasca, per rimanergli appiccicata addosso.  E invece l’ho lasciato andare. Così. Senza aggiungere una sola parola, mentre fuori – per la prima volta dopo tanti giorni di gelo e di temperature ben al di sotto dello zero – iniziavano a scendere grandi e meravigliosi fiocchi di neve.

Ora, però, mi assalgono i pensieri più angoscianti, insieme al rimpianto per tutto quello che non ci siamo detti.

Tra poco sarà buio. Le porte della città si chiuderanno e GunNar, il nostro sacerdote supremo, innalzerà la barriera invisibile, per proteggerci dal gelo mortale della notte, dalle tempeste di neve e dagli attacchi dei Denti a Sciabola.
Dovrei prepararmi per la cerimonia di vestizione: ma il mio sguardo rimane incollato sull’orizzonte, parzialmente sgombro dalle nuvole. E io mi perdo nel punto lontano dove il grigio-azzurro della volta celeste s’incontra, ora, con i bagliori argentati del suolo ghiacciato, e cielo e terra si fondono insieme in un caldo abbraccio di fuoco.

Balder non è tornato: non ha mantenuto la sua promessa. E io dovevo immaginarlo.

Da stasera le cose, per noi, sarebbero cambiate in modo definitivo: io, Syn, figlia del grande Kvasir, principessa di stirpe reale e unica erede al trono di Asgardh, nel mio diciannovesimo anno di età, sono destinata a diventare sacerdotessa del Tempio di Fuoco, consacrata a vita al mio ministero e futura sposa di GunNar.

La cerimonia di stasera segnerà la fine delle nostre scorribande nelle lande ghiacciate: non più lunghi appostamenti silenziosi fianco a fianco, i sensi tesi a riconoscere la presenza di qualche preda incauta. Non più sogni di avventura, io e lui, in missione, pronti a sfidare il ghiaccio e la morte, alla ricerca di nuovi, impossibili mondi abitati.

Mai più io e lui.

(Fine della prima parte – segue parte seconda)

 

                                                    

n.d.a.: I nomi propri usati, derivano dalla mitologia nordica, ma sono stati liberamente interpretati. Asgardh, ad esempio, era la cittadella divina, dimora degli Asi; Syn, la divinità protettrice degli innocenti; mentre Kvasir l’essere più saggio mai esistito.

*skyrim: tigri dai denti a sciabola

racconti fantasy, scrittura creativa ,

Informazioni su Stefania

Questa è una pagina dedicata alla creatività: una piccola finestra sul frutto dei miei passatempi preferiti. Un modo divertente per condividere i miei interessi. Mamma per scelta a tutto tondo, mi sono dedicata per una vita intera ai miei tre figli e alla mia famiglia, senza annullarmi totalmente in questo ruolo. Non avendo possibilità di crearmi spazi al di fuori dell'ambiente casalingo, ne ho realizzato uno tutto mio tra le quattro mura di casa. Uno spazio creativo, appunto, dove dar sfogo alla mia passione per tutto quello che ha a che fare con le arti manuali. Sono anni che mi dedico con entusiasmo alla realizzazione di fiori di carta, borse all'uncinetto e bijoux confezionati applicando tecniche varie, sempre diverse (dalla lavorazione della pasta di mais, al coiling gizmo, fino ad arrivare al mio adorato chiacchierino). I miei"hobby mi permettono di dare forma a piccoli oggetti artigianali che sono praticamente pezzi unici, essendo frutto del mio ingegno e interamente realizzati a mano. Ma fantasiosa è anche l'abilità in cucina: posterò ricette, sicuramente, e consigli utili a chi si diletta di arte culinaria! E inviterò chi lo desidera a fare altrettanto, per arricchire di curiosità e novità queste mie pagine. Cosa esiste poi di più creativo del linguaggio? Lettura e scrittura sono un'altra delle mie grandi passioni. Il mio amore smisurato per i libri mi ha portato a coltivare, un po' in segreto, un altro piccolo hobby: la scrittura creativa. Non per niente questa mia pagina l'ho intitolata PaperDream...

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